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06/12/2018

Sostituire la valvola aortica nella stenosi aortica severa


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La stenosi aortica (AS) è una patologia che di solito colpisce chi ha più di 60 anni, causata da un restringimento della giunzione fra il ventricolo e l’arteria, dovuta all’invecchiamento del corpo umano. Evolve da  forma lieve a forma severa, che è la più grave. Si può risolvere chirurgicamente, a patto che sia diagnosticata e curata in tempo, altrimenti la prognosi è infausta: dopo tre anni dalla comparsa è mortale per un paziente su due. Perciò è opportuno dopo i 60 anni di età, effettuare un controllo cardiaco regolare all’anno e un controllo semestrale dopo i 65 anni, che rappresentano l’età più critica per la comparsa della stenosi aortica.

Perché è importante controllare la valvola aortica

La valvola aortica regola il flusso sanguigno tra il cuore e il resto dell’organismo; se avviene il restringimento c’è un fisiologico aumento del gradiente pressorio, che il ventricolo sinistro prova a compensare aumentando la sistole (cioè la pressione) per poter espellere la giusta quantità di sangue. Questo lavoro extra di compensazione mantiene l’organismo funzionale, ma col tempo crea un ipetrofia miocardica, ossia un ingrossamento patologico della parete del ventricolo. Perciò occorre intervenire chirurgicamente quanto prima dal momento della diagnosi, poiché la stenosi passa dalla forma lieve a quella severa con il passare del tempo, mettendo a rischio la vita del paziente. 

Cause ed evoluzione in stenosi aortica severa

Nella stenosi, il flusso sanguigno passa attraverso delle piccole ostruzioni alle arterie o agli apparati valvolari. La stenosi può essere causata da infezioni batteriche o patologie congenite in soggetti con meno di 60 anni, ma negli over 60 le valvole degenerano per l’età a causa di un accumulo di Sali di calcio a livello delle cuspidi, che perdono elasticità e pongono una maggiore resistenza alle contrazioni sistoliche. Quando abbiamo la completa occlusione della valvola,si dice che la stenosi è al culmine e si parla di stenosi aortica severa; questa consizione è molto critica, poichè il rischio di infarti e di arresti cardiaci è molto elevato, con conseguente rischio per la vita del paziente.

Sintomi 

All’ ascolto col fonendoscopio, il medico può sentire il murmure vescicolare, indice di problematica polmonare o di scompenso cardiaco, che un rumore respiratorio caratteristico. In fase avanzata, ossia quando già siamo incontro alla fase severa, i sintomi possono essere sincopi improvvisi (ossia svenimenti frutto di un’alterazione delle funzioni cerebrali, dovuta ad una diminuzione del flusso ematico cerebrale che è però un sintomo aspecifico, poiché può essere espressione di diverse patologie, da un episodio benigno ed insignificante, allo scompenso cardiaco), l’angina pectoris (Sindrome caratterizzata da dolori al petto, talvolta irradiato da dolore al lato ulnare del braccio e alle spalle) e la dispnea ( una respirazione faticosa con cui si manifesta la cosiddetta fame d’aria).

Come trattare la stenosi aortica

Terapia Medica

Se il medico curante riscontra una stenosi aortica lieve, può anche non optare per l’intervento chirurgico, obbligando tuttavia il paziente a controllarsi frequentemente allo scopo di monitorare evoluzioni della situazioni e ad assumere farmaci diuretici ed ipotensivi, per controllare il gradiente pressorio per il ventricolo sinistro.

Tecniche chirurgiche

 Le uniche terapie risolutive per le stenosi aortica sia nella forma lieve sia nella forma severa sono gli interventi, dove con varie tecniche si sostituisce totalmente la valvola aortica compromessa, con una valvola di tipo biologico o meccanico, in base alla necessità. Le tecniche chirurgiche che lo specialista può utilizzare sono valutate in base al tipo di stenosi e al quadro clinico generale del paziente:

  • Intervento a cuore aperto: ad oggi è un’operazione del genere è effettuata con elevata frequenza, tanto da essere quasi un operazione di routine, ma non è esente da rischi, seppure minimi. Si effettua un’incisione sullo sterno del paziente, che con il passare degli anni è diventata sempre più piccola e circoscritta grazie all’evoluzione delle tecniche chirurgiche, che espongono zone sempre più piccole, rendendo gli interventi “mini-invasivi”.

  • Tecnica TAVI: si introduce un impianto transcatere nella valvola aortica (da cui la sigla TAVI) con un approccio percutaneo e senza alcuna incisione toracica. Con questa tecnica, si effettua una piccola incisione a livello inguinale e da qui la valvola è spinta fino al cuore tramite l’arteria femorale; una volta arrivata al cuore, la valvola è rilasciata. E’ di sicuro un approccio meno invasivo, ma molto più complesso tecnicamente. La TAVI è perciò suggerita dal chirurgo nel momento in cui il paziente non è ritenuto nelle condizioni di poter sopportare e superare un intervento tradizionale di sostituzione. Questa tecnica ha rivoluzionato il trattamento dei pazienti sintomatici con stenosi AS, ma non ci sono ancora dati chiari per effettuare tale trattamento con bilancio rischio/beneficio favorevole nei pazienti a rischio basso/intermedio. 

La convalescenza post-operatoria ha una durata variabile in base al tipo di intervento e alle caratteristiche del soggetto.

 

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