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06/03/2019

Morte cardiaca improvvisa (MIC), il killer silente degli atleti e non, da contrastare col Defibrillatore semi-automatico esterno (DAE)


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Ad un anno della sua scomparsa sui campi di calcio della serie A italiana si è ricordato Davide Astori, il calciatore della Fiorentina deceduto il 4 marzo 2018 a causa della morte cardiaca improvvisa.

Purtroppo Astori, stroncato da un malore nella sua stanza d’albergo poche ore prima della partita, è solo l’ultimo di una serie di morti improvvise e senza sintomi di atleti idonei all’attività agonistica uccisi dalla MIC: in Italia c’è stato nel 2015 il capitano del Civitavecchia Flavio Gagliardini, accasciatosi durante un allenamento e morto di lì a poco; e nel 2012 i decessi, entrambi  in campo, del pallavolista Vigor Bovolenta, impegnato in una partita del campionato nazionale e di Pier Mario Morosini, colpiti da un malore che è risultato poi fatale.

Anche all’estero ci sono state vittime della morte cardiaca improvvisa, nel 2007 in Spagna Antonio José Puerta Pérez ha un malore durante la partita Siviglia-Getafe, nella prima giornata di campionato della Liga Spagnola; nel 2004 in Portogallo, Miklós Fehér muore per un malore insorto mentre disputava un incontro di Superliga; in Francia nel 2003 Marc-Vivien Foé muore dopo essere collassato nel centrocampo durante una semifinale.

Di questi decessi purtroppo è anche abbastanza facile trovare on-line i video che riprendono gli ultimi minuti di vita di questi sfortunati atleti morti in campo, per cui anche se l’incidenza fra gli sportivi è piuttosto bassa, ogni volta che accade la notizia è riportata con clamore, poiché in questo caso le sfortunate vittime hanno un età compresa fra i 20 ed i 40 anni.

Ma com’è possibile che atleti professionisti negativi al doping, sani sia per parametri vitali sia per condizioni fisiche generali, seguiti da staff medici preparatissimi e di fama internazionale possano morire così da un momento all’altro? Per colpa di una patologia il più delle volte imprevedibile chiamata MIC o Morte Cardiaca Improvvisa.

Cos'è la morte cardiaca improvvisa

La MIC è una morte inattesa che si verifica di solito entro un ora dalla comparsa di sintomi acuti; tali sintomi però non sempre si manifestano, anzi il più delle volte i pazienti sono totalmente asintomatici. In Italia causa circa 50 mila decessi all’anno, colpisce per lo più il sesso maschile di qualsiasi fascia d’età e quello femminile se ha una storia clinica di problematiche cardiovascolari. Ha un incidenza rilevante anche nei casi di sindrome di morte improvvisa infantile (SIDS) ossia quei decessi senza motivi apparenti di bambini dai sei ai dodici mesi di età.

La silenziosità della morte cardiaca improvvisa perciò rende estremamente complesso identificarne l’insorgenza nell’ora precedente l’arresto ed è purtroppo la causa principale della sua letalità. Dal momento dell’arresto cardiaco, si verifica quindi un blocco della circolazione sanguigna (arresto circolatorio) e la pressione sanguigna scende bruscamente, causando la perdita di conoscenza. Da lì i centri respiratori, non ricevendo più sangue si bloccano (arresto respiratorio) e dopo qualche minuto i neuroni del cervello iniziano a morire, poiché danneggiati irreparabilmente dal mancato arrivo del sangue.

Cause morte cardiaca improvvisa

Le cause della MIC sono diverse, ma hanno tutte un origine cardiovascolare:

La causa più comune (circa 7-8 casi su 10) la morte cardiaca improvvisa sopraggiunge in seguito ad una fibrillazione ventricolare (ossia il cuore non pompa bene il sangue perché si contrae in maniera rapida, poco efficace ed irregolare).

In circa un caso su 10 la MIC è conseguente ad un assenza di sistole cardiaca, condizione chiamata asistolia.  

Nei restanti casi, l’evento scatenante è l’assenza della azione meccanica di pompaggio, chiamata dissociazione elettro-meccanica, poiché lo stimolo elettrico c’è ma nonostante questo la circolazione del sangue viene a mancare.

Queste condizioni possono derivare anche da anomalie cardiache congenite oppure cardiopatie/ cardiomiopatie non diagnosticate.

Siccome in tutti questi casi, il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale, per la sopravvivenza dell’individuo colpito da un malore cardiaco che ha perso conoscenza,occorre effettuare manovre di primo soccorso che comprendono la rianimazione cardiopolmonare (RCP) e la defibrillazione precoce mediante defibrillatore semi-automatico esterno (DAE).

Defibrillatore semiautomatico esterno dae: perché è un salvavita

Le manovre di rianimazione cardiopolmonare prevedono il massaggio cardiaco e sopratutto l’uso del del defibrillatore semiautomatico esterno (DAE): questo tipo di defibrillatore, infatti non solo fornisce con gli elettrodi adesivi la scarica elettrica che fa ripartire il battito cardiaco nel caso di un arresto cardio-respiratorio, ma effettua in contemporanea anche l’esame cardiaco della vittima, rilevando le pulsazioni e agendo sulla fibrillazione che il cuore ha nell’immediato post-infarto, stabilizzandolo. Per questo il DAE è un vero e proprio salvavita, per chi può avere una problematica di tipo cardiaco legata alla fibrillazione ventricolare: ad esempio, secondo i giudici del tribunale di Pescara, che hanno condannato i medici sociali delle squadre del Pescara e del Livorno, Morosini avrebbe avuto il 60-70% di possibilità di sopravvivere se fosse stato trattato prontamente con il DAE.

In Italia dal luglio 2017,  per effetto del Decreto Ministero della Salute del 24 aprile 2013, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 20 luglio 2013), devono esserci DAE marcati CE per le “società sportive professionali e dilettantistiche, sia dove si svolge attività agonistica che attività sportiva non agonistica”, proprio per agire tempestivamente in caso di problematiche cardiache.

Vuoi sapere di più sulla morte cardiaca improvvisa e sui defibrillatoriCompila il form contatti, il nostro staff è a tua completa disposizione.

 

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