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Ad oggi esistono molteplici misure per controllare la salute del proprio cuore, cominciando ad adottare un corretto stile di vita che includa lo sport ed una corretta alimentazione con cibi freschi e di stagione. Tuttavia, se la malattia cardiovascolare progredisce, incidendo non solo sulla qualità della vita del paziente ma mettendo anche a rischio la sua vita, occorre pensare ad un approccio cardiochirurgico per poter riportare alla normalità la vita del paziente.

Per gli interventi di cardiochirurgia il chirurgo può scegliere fra diversi approcci, visti i notevoli sviluppi delle tecniche negli ultimi vent’anni. In particolare, si preferisce sempre di più adottare un approccio mini-invasivo, ossia un approccio che faccia agire il chirurgo su una zona limitata del corpo del paziente, per far si che il paziente abbia una ripresa più rapida e un minor numero di cicatrici. A tal proposito, sentiamo spesso parlare di bypass coronarico e di trattamenti con stent medicati. Ma cosa sono esattamente?

By-pass aorto-coronarico: cosa è?

Il By-pass, il cui nome esteso è by-pass aorto-coronarico oppure all’inglese “cabbage” (scritto CABG), è una procedura altamente invasiva dove il chirurgo rimuove una porzione di vaso sanguigno sano dal torace, da un braccio o da una gamba. Fatto ciò, interviene sullo sterno (stereotomia mediana) e collega il vaso all’arteria coronarica poco prima del punto interessato dall’ostruzione creando un circuito alternativo (by-pass, appunto) dove il sangue fluirà regolarmente evitando il tratto ostruito.
E’un tipo di intervento effettuato in anestesia totale dove il paziente resta sedato per diverse ore.

L’intervento di by-pass può essere eseguito con la procedura a cuore battente (detto anche off-pump), dove il cuore continua a lavorare, oppure con la procedura a cuore fermo (dove il paziente è attaccato ad una macchina cuore-polmone mentre il cuore viene arrestato). In base alla storia clinica del paziente, è lo specialista a decidere quale procedura applicare. Ha dei tempi di ripresa lunghi (se non insorgono complicanze, intorno ai 3 mesi di media).

Alternativa al by-pass coronarico : trattamenti mini-invasivi

Col passare del tempo però si preferisce sempre più optare, laddove possibile, per dei trattamenti ugualmente efficaci ma meno invasivi (detti appunto mini-invasivi) che garantiscono al paziente una più rapida ripresa. Le procedure alternative al classico by-pass sono:

By-pass aorto-coronarico mini-invasivo

Può essere una variante del classico by-pass a cuore battente; in questo caso però lo sterno non viene diviso o incrinato per poter intervenire (stereotomia mediana), ma si preferisce lasciarlo al suo posto, intervenendo solo con una piccola incisione intercostale, effettuando così anche un taglio di dimensioni più contenute.

Angioplastica coronarica con palloncino

Definita anche come intervento coronarico percutaneo (ossia eseguito con un ridotto taglio tramite la cute), si effettua ponendo un palloncino laddove c’è l’ostruzione per dilatare il lume interno del vaso; ciò porterà un immediato miglioramento della circolazione sanguigna, con il sangue che tornerà a fluire normalmente.

Stent-aorto coronarico

Lo stent è molto usato in ambito vascolare, tanto che è adoperato anche in ambito urologico e nefrologico ( chiamati in questo caso stent prostatico e stent uretrale). E’ un piccolo tubo a rete metallica che ha il compito di sostenere le pareti interne a lume che si posiziona nelle arterie o nei vasi che hanno una particolare debolezza o presentano restringimenti, per garantire il coretto flusso ematico, come ad esempio avviene nelle angioplastiche coronariche.

Stent Coronarico: è doloroso?

L’inserimento dello stent non è doloroso, e la procedura, pur essendo alquanto delicata, è estremamente sicura. Gli stent possono essere di vari tipi e quelli di ultimissima generazione non sono in metallo ma in particolari polimeri che col tempo sono riassorbiti dal vaso con cui è in contatto, riducendo i rischi legati a del materiale non-self nell’organismo.

Cos’è uno stent medicato

Esistono anche gli stent medicati, (stent coronarici a rilascio di farmaco) dove non solo garantisce il corretto diametro del lume, ma rilascia costantemente molecole di farmaco per evitare il rischio di un nuovo restringimento. Inoltre, in alcuni studi è stato dimostrato che i pazienti in cui è impiantato uno stent hanno più possibilità di prevenire la trombosi grazie a una terapia aggregante.

Se allo stent si accoppia l’angioplastica coronarica con palloncino, si parla di una procedura ibrida che viene chiamata “terapia palloncino-stent”.

Meglio lo stent o il By-pass ?

A causa della novità della tecnica, fino a circa una decina di anni veniva preferito dai chirurghi il bypass, poiché ancora non esisteva sullo stent una letteratura medica approfondita sul monitoraggio dello stent oltre i cinque anni (Il cosiddetto monitoraggio a lungo termine); ad oggi invece esistono moltissimi studi che approfondiscono questo aspetto, perciò per il tipo di trattamento (Poiché sono entrambi allo stesso modo sicuri ed efficaci) sceglierà lo specialista l’opzione più adatta in base alla storia clinica del paziente.

Tutte le metodiche necessitano però che il percorso prosegua dopo la sala operatoria con la opportuna terapia di riabilitazione cardiologica.