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L’esposizione radiologica durante le procedure di cardiologia interventistica in età pediatrica, è significativa.

Questo interessante studio analizza i dati circa l’esposizione alle radiazioni e l’efficacia dei protocolli di sicurezza radiologica, con lo scopo di:

-Ridurre l’esposizione durante gli studi elettrofisiologici e le ablazioni transcatetere, sia nei bambini, che nei pazienti con cardiopatia congenita

Per raggiungere tale risultato, sono state retrospettivamente analizzate tutte le procedure interventistiche di elettrofisiologia, eseguite da aprile 2009 a settembre 2011 (6 mesi precedenti l’intervento, 12 mesi successivi l’attuazione del protocollo iniziale di radioprotezione, e 8 mesi successivi l’attuazione del protocollo modificato).

I protocolli consistevano in impostazioni di fluoroscopia a bassa frequenza, la notifica all’operatore di dose di entrata cutanea ogni 1.000 mGy regolando i fluoroscopi da > 5 ogni 1.000 mGy, in un’appropriata collimazione.

La coorte era costituita da 291 pazienti (70 pre-intervento, 137 dopo l’implementazione iniziale del protocollo, 84 dopo l’implementazione del protocollo modificato) con un’età media di 14,9 anni, e con cardiopatia congenita presente nell’11% dei casi.

Le diagnosi aritmologiche includevano tachicardie da rientro del nodo atrioventricolare (25 %), tachicardie da rientro atrioventricolare (61%), tachicardie atriali (12%) e tachicardie ventricolari (2%).

Dalle analisi è emerso che non vi erano differenze tra i gruppi in base al paziente, all’aritmia e alle caratteristiche procedurali.

A seguito dell’attuazione dei protocolli, vi sono state riduzioni significative in tutte le misure di esposizione radiologica: tempo di fluoroscopia (17,8%), prodotto area dose (80,2%), dose di entrata cutanea (81,0%) e dose efficace (76,9%), p = 0.0001.

I fattori predittivi indipendenti di maggiore esposizione alle radiazioni, includevano un maggior peso del paziente e del tempo di fluoroscopia, oltre che la mancanza di protocollo di sicurezza di radioprotezione.

In conclusione: l’implementazione di un protocollo di sicurezza per l’esposizione radiologica attraverso procedure di ablazione transcatetere in età pediatrica ed in pazienti con cardiopatie congenite, può ridurre drasticamente l’esposizione alle radiazioni per i pazienti senza compromettere il successo procedurale.