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Un recente studio statunitense afferma che la longevità delle donne dipende dal cuore: sembrano essere meno esposte alle malattie cardiache

Un’ottima scoperta per il genere femminile: la longevità delle donne dipende dal cuore. Sembra infatti, da quanto riportato da un recente studio statunitense, che le donne vivano più a lungo perché meno esposte alle malattie cardiache. Ecco i dati della scoperta.

La longevità delle donne dipende dal cuore: ecco perché

I ricercatori dell’Università della California e della University of Southern California, guidati da Eileen Crimmins docente di quest’ultima, hanno analizzato i dati di decesso di 1763 persone nate tra il 1800 e il 1935, abitanti in 13 paesi sviluppati del mondo, focalizzando l’attenzione sul tasso di mortalità dopo i 40 anni. Scopo della ricercacomprendere la divergenza di mortalità tra il genere maschile e quello femminile e i fattori determinanti la longevità delle donne. Ecco cosa ne è emerso.

Le donne vivono più a lungo degli uomini: i dati della ricerca

Analizzando il tasso di mortalità dei soggetti dopo i 40 anni, gli studiosi hanno scoperto che subito dopo il 1880 c’è stato uno straordinario crollo della mortalità, e che i decessi femminili sono diminuiti ad una velocità del 70% rispetto al genere maschile. Tale divergenza sembra inoltre concentrarsi nella fascia di età tra i 50 e i 70 anni, per poi scomparire intorno agli 80.

Quali sono i fattori che hanno determinato questa importante diminuzione?

La prevenzione alle malattie infettive, una migliore educazione alimentare e un miglioramento generale del tenore di vita, hanno contribuito notevolmente ad un riduzione della mortalità (le donne peraltro hanno saputo sfruttare meglio queste opportunità).

D’altra parte però, una delle cause principali del decesso maschile, sembra scaturire da una maggiore predisposizione genetica alle malattie cardiache e allo sviluppo di problemi alle arterie, rispetto al sesso opposto. Per ora però, non è possibile apportare una spiegazione scientifica a riguardo, e le ipotesi in questione sono tante.

Ecco le parole di Caleb Finch, studioso che ha collaborato alla ricerca, in merito ai progetti futuri:

“Ulteriori studi sull’argomento potrebbero includere l’analisi delle differenze nell’alimentazione e dell’attività fisica nei diversi paesi, una più accurata analisi della vulnerabilità genetica e biologica dei due sessi a livello cellulare, e la correlazione tra quanto scoperto e la salute del cervello in età più avanzata.”

Per ora dunque, non ci resta che attendere i risultati delle prossime ricerche.